ITINERARIO FORMATIVO DEL 1° BIENNIO

Il primo anno rappresenta il portale d’ingresso del seminario maggiore. Esso si caratterizza per:

- l’iniziazione ai vari aspetti formativi: in ambito spirituale, il seminarista è introdotto ai temi fondamentali della vita spirituale, aiutato a consolidare la sua relazione con il Signore mediante una ben precisa ‘regola di vita’, invitato a maturare un atteggiamento di umile ascolto e filiale abbandono alla volontà di Dio; dal punto di vista della formazione umana, egli è condotto a conseguire una sufficiente conoscenza di sé e ad accettare gli aspetti positivi e negativi della propria persona; a livello scolastico, gli è chiesto di maturare un senso di stima verso gli studi filosofico-teologici, acquisire un valido metodo di studio e avviare un rapporto costruttivo con i docenti; per quanto riguarda la formazione pastorale, egli sperimenta per la prima volta la situazione di essere espressamente inviato ad una comunità cristiana, offrendo la sua testimonianza di fede e la sua collaborazione;

- l’introduzione alla vita comunitaria: i nuovi seminaristi sono chiamati a prendere coscienza del valore della comunità come luogo privilegiato della formazione, vivere come effettivamente e affettivamente appartenenti ad essa, mettersi in gioco nelle relazioni e misurarsi con le difficoltà della vita comune;

- l’avvio delle relazioni educative: basilare, per una buona partenza, è la comprensione delle diverse figure educative, l’inizio di un dialogo vero e sincero con ciascuna, la maturazione nei loro confronti di un atteggiamento di consegna docile e fiduciosa.

 

Nel secondo anno, l’iter formativo è orientato a portare gli aspiranti a verificare la loro vocazione e ad assumere con libertà e consapevolezza la scelta del presbiterato come tendenzialmente definitiva. L’anno si caratterizza per:

- un’esperienza di fede profonda, motivata e personalizzata;

- il discernimento con il rettore e il direttore spirituale, teso a verificare i segni della chiamata al presbiterato diocesano vissuto nel celibato, le motivazioni che la sostengono e l’idoneità che la supporta;

- un lavoro approfondito nell’ambito delle relazioni e della dimensione affettivo-sessuale, in vista dell’assunzione dell’impegno del celibato;

- una presenza più responsabile in comunità, con la disponibilità a qualche servizio, il superamento di eventuali ostacoli nelle relazioni, il mettersi in gioco nella comunicazione della fede;

- un’applicazione più assidua e matura nello studio e nell’ esperienza pastorale.

Il “Rito di ammissione tra i candidati al diaconato e al presbiterato”1, che conclude il primo biennio formativo, manifesta pubblicamente l’orientamento vocazionale di coloro che aspirano al diaconato e al presbiterato, esprime l’accettazione della loro offerta da parte della Chiesa particolare, richiede ai nuovi candidati di applicarsi con rinnovato impegno per portare a termine la loro preparazione.

1 Cfr Ad pascendum, I; I ministeri nella Chiesa, 25-26; CIC, Can. 1034, § 1. Il Canone 1034, § 1 prescrive che l’aspirante, a tempo debito, presenti al vescovo una domanda, personale e manoscritta, con cui chiede di essere ammesso.

eco del seminario