Benvenuto

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Benvenuto, carissimo amico, nel sito del Seminario Arcivescovile di Catania! Un cordiale saluto a te, con l’auspicio che tu possa trovare non solo le informazioni desiderate e cercate, ma anche quel clima che come comunità del Seminario di Catania ci siamo prefissi, fatto di accoglienza, preghiera, rispetto, riflessione, fraternità, comunione.
Vorrei invitarti alla preghiera e alla sollecitudine per coloro che si preparano nella Chiesa ad assumere la missione del servizio al Vangelo come presbiteri. In seminario ci si prepara a diventare annunciatori forti e miti, generosi e disinteressati, della buona notizia del Vangelo. Una continua e assidua meditazione della parola di Dio è il presupposto indispensabile perché tutto questo accada e prenda effettivamente forma in ciascuno e nella comunità dei candidati al presbiterato: la forma del Vangelo! Si evangelizza nella misura in cui ci si pone in ascolto docile e umile della Parola, di Gesù Cristo, che salva e orienta tutta l’esistenza credente.
La vita comunitaria in seminario, con la graduale scoperta dei doni dell’altro, ci permette di comprendere, non solo intellettualmente, che l’essere discepoli di Gesù Cristo significa essenzialmente essere con-discepoli. Nessuno è discepolo prescindendo dall’altro o, ancora peggio, pensandosi in contrapposizione all’altro. Nella vita comunitaria del seminario, una simile proposta si attualizza e si sviluppa in un clima di progressiva fiducia che coinvolge tutti, seminaristi e superiori, perché si costruiscano rapporti umani sempre più sereni, equilibrati, maturi.
In tale prospettiva è desiderio da parte della comunità del seminario di Catania non lasciarsi condizionare, e quindi trascinare, da mentalità, da prospettive di vita e da modelli culturali, che alimentano la sfiducia e il sospetto nei confronti dell’altro, favorendo così non l’incontro, ma lo scontro, il conflitto. Da discepoli di Cristo, precisamente, ci si definisce non a partire dal disprezzo e di conseguenza dal rifiuto dell’altro, ma da una sua genuina e profonda accoglienza. Un’accoglienza che scaturisce da sentimenti di reale benevolenza, non di facciata, nei suoi confronti e giunge anche a tradursi in una forma di sana competizione. I discepoli giacché si sono lasciati afferrare, sostenere e condurre dal Bene, vivono una esistenza umana sempre più consistente, pacifica, che cresce e matura armonicamente, ed è animata da una continua ricerca del Bene, da ciò che unisce, mai da ciò che divide.
Come discepoli del Signore siamo chiamati, quindi, a gareggiare nella stima reciproca e nella ricerca costante del Bene di ciascuno e di tutti: è questo un autentico programma di vita umano e spirituale che i futuri candidati al presbiterato si prefiggono di mettere in pratica nel loro cammino di formazione. La vita del seminario passa attraverso questa esigente ma appassionante avventura che lo stesso evento cristiano ci propone. È, infatti, la stessa simpatia di Cristo verso l’uomo, verso ogni uomo, la misura alta, nobile, con la quale bisogna confrontarsi assiduamente al fine di vivere la verità e l’autenticità di una scelta. Tutto questo per cercare di presentare, testimoniando, quei tratti di un Mistero che, con crescente consapevolezza, scorgiamo sempre più ragionevole e sensato per l’uomo di ogni luogo e di ogni tempo, che di conseguenza spinge noi discepoli del Signore a fare della nostra vita una consegna totale, gratuita, disinteressata.
Questo è il motivo fondamentale per cui occorre stare con Lui, il Signore della nostra vita, dal quale imparare la sua stessa passione per l’uomo, il suo stesso sentire. Il sentire stesso di Cristo diventa il sentire di ogni autentico discepolo. Si ascolta, si contempla, si discerne giorno dopo giorno e ci si sforza di conformarsi alla realtà, a Cristo Signore, per ricondurre e orientare a Lui ogni cosa: parole, pensieri, azioni... È dunque fondamentale per la comunità del seminario non perdere mai di vista il riferimento essenziale: Gesù Cristo buon pastore. Il suo amore gratuito e disinteressato è non solo la prospettiva verso la quale ci si prepara con la preghiera, lo studio, la vita fraterna e le esperienze pastorali, ma anche il vissuto concreto, quotidiano, del quale ogni discepolo vive sia personalmente che comunitariamente. È l’amore che ci fa dimorare in lui. È lo stesso amore che ci spinge ad andare, giunto il momento opportuno. Chi è chiamato al ministero presbiterale si prepara non ad annunciare se stesso ma un Altro.
È con questo Amore generoso e senza limiti che occorre confrontarsi e a cui dare sempre più il primato seriamente e senza sconti; ci si lascia fare e trasformare dal Logos fatto carne, il Figlio Unigenito del Padre. Si diventa dono per gli altri, in maniera autentica, se ci si lascia raggiungere dal Dono per eccellenza, da Colui il quale, in modo eminente e totale, dona senza trattenere nulla per sé, fino a donare la sua stessa vita: è questo il mistero dell’Eucaristia che fa il nostro essere chiesa. La comunità dei discepoli, infatti, vive di questo mistero. Nell’Eucaristia è anzitutto Lui che continua a consegnarsi senza trattenere nulla per sé facendosi nostro cibo; è Lui che nel mistero eucaristico dà senso alla nostra vita di discepoli, la sostanzia, gli dà forza. Il discepolo si lascia trasformare da questo mirabile Dono per farsi dono. La nostra attività prenda sempre più consistenza da questa sovrabbondanza d’amore a cui attingere per raggiungere ogni uomo. La scoperta della ricchezza di questo dono, inesauribile ed ineffabile, sia la gioia sovrabbondante che accompagni continuamente ogni autentico discepolo del Signore Gesù, perché solo così egli possa consegnarsi generosamente a tutti, nessuno escluso, per una vita donata per amore e nell’amore.

Il Rettore
Mons. Giuseppe Schillaci